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– Richiesta rateizzazione straordinaria (120 rate)

‐ Cancellazione ipoteche e fermo amministrativo veicolo

– Prescrizione cartelle esattoriali

– Vizi di notificazione

PROCEDURA DI SOVRAINDEBITAMENTO

L’accordo con i creditori

Con la legge n. 3 del 2012 è stato introdotto nel nostro ordinamento un’ulteriore procedura concorsuale ovvero la composizione della crisi da sovraindebitamento. L’art. 6 comma 1 L. n. 3/2012, infatti, stabilisce che “al fine di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento non soggette ne’ assoggettabili alle vigenti procedure concorsuali, è consentito al debitore concludere un accordo con i creditori nell’ambito della procedura di composizione della crisi”.

La l. n. 3/2012 prevede, in particolare, tre forme per sanare la crisi dei soggetti che ricorrono alla stessa: l’accordo del debitore, il piano del consumatore e la liquidazione del patrimonio.

L’accordo del debitore è una procedura che ha per oggetto un piano di pagamento, che deve presentare il debitore “sovraindebitato”, vale a dire che si trovi in una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il proprio patrimonio attivo.

Il citato piano, affinché la procedura si concluda positivamente, deve essere approvato dai creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti. Non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto ad esprimersi sulla proposta i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca per i quali è previsto l’integrale pagamento (nei limiti di valore del privilegio di cui dispongono), salvo la rinuncia in tutto o in parte al diritto della prelazione.

La proposta di accordo può avere qualunque contenuto e carattere dilatorio o esdebitatorio o può cumulare entrambe queste soluzioni purchè sia sempre assicurato il regolare pagamento dei crediti impignorabili, ossia vale che i debiti siano pagati alla scadenza prevista nel contratto ed in misura integrale.

La previsione di non integrale soddisfazione dell’art. 7, della legge n. 3/2012, non ha, inoltre, efficacia nei confronti dei crediti relativi ai tributi, all’imposta sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate. In tali casi il piano può avere esclusivamente carattere dilatorio.

Il piano del consumatore

Ulteriore opportunità di rinegoziare i propri debiti attraverso un piano di ristrutturazione è data al c.d. “consumatore”, ossia alle persone fisiche che abbiano contratto debiti per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale, attraverso il PIANO DEL CONSUMATORE previsto dalla medesima L. 3 del 2012.

I presupposti

– Essere un consumatore e pertanto aver contratto i debiti da sanare per scopi estranei all’attività professionale o imprenditoriale;

– Trovarsi in stato di sovraindebitamento: il debito deve essere di ammontare tale da non permettere al consumatore di risanarlo con il proprio patrimonio;

– Non essere soggetto ad altre procedure concorsuali (Fallimento, concordato e così via) diverse da quelle previste dal capo della legge numero 3/2012 che regola il piano;

– Non deve aver fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale;

– Il piano, infine, non deve essere già stato richiesto nei cinque anni precedenti e non vi deve essere stata risoluzione, revoca o cessazione dei suoi effetti.

Contenuto della proposta

La proposta di accordo non ha un contenuto predeterminato, in quanto l’articolo 8 della legge 3/2012 prevede che la soddisfazione dei crediti possa avvenire attraverso qualsiasi modalità, anche mediante cessione dei crediti futuri.

In ogni caso, nella proposta devono essere indicate eventuali limitazioni all’accesso al mercato del credito al consumo, all’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico e alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari.

Essa, inoltre, nei casi in cui i beni e i redditi del debitore non risultino idonei a garantire la fattibilità del piano, deve essere sottoscritta o comunque garantita da uno o più terzi che ne assicurino l’attuabilità.

Il piano del consumatore, infine, può prevedere una moratoria, fino a un anno dall’omologazione, per il pagamento dei creditori che siano muniti di privilegio, pegno o ipoteca. Ciò a meno che sia prevista la liquidazione dei beni o dei diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.

Procedimento

La proposta di piano del consumatore va depositata presso il Tribunale del luogo di residenza del debitore ed entro i successivi tre giorni va presentata, ad opera dell’organismo di composizione della crisi, anche all’agente della riscossione e agli uffici fiscali competenti, insieme all’indicazione della posizione fiscale del proponente e dei contenziosi eventualmente pendenti.

Va, inoltre, depositato l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, dei beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni.

A tale elenco si aggiungono le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni, l’attestazione circa la fattibilità del piano e l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento del proponente e della sua famiglia.

La relazione dell’organismo di composizione della crisi, da allegarsi alla proposta, deve indicare:

Le cause dell’indebitamento;

La diligenza del consumatore;

Le ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;

La solvibilità del consumatore relativa agli ultimi cinque anni;

gli eventuali atti del debitore impugnati dai creditori;

un giudizio circa la completezza e l’attendibilità della documentazione che il consumatore ha depositato a corredo della proposta e circa la probabile convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria.

Procedimento di omologazione

Se la proposta di piano del consumatore soddisfa i requisiti previsti dalla legge numero 3/2012, il giudice, verificata l’assenza di atti in frode ai creditori, fissa immediatamente l’udienza e dispone la comunicazione della proposta ai creditori, ad opera dell’organismo di composizione della crisi.

A questo punto può sospendere gli eventuali procedimenti di esecuzione forzata in corso, se ritiene che la loro prosecuzione potrebbe pregiudicare la fattibilità del piano.

Solo dopo aver verificato la fattibilità del piano e la sua idoneità ad assicurare il pagamento dei crediti, il giudice procede all’omologazione.

Prima, tuttavia, provvede anche a verificare che il consumatore non abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere e che non abbia colposamente determinato il sovraindebitamento. Questo è il c.d. “giudizio di meritevolezza”.

Nel caso, poi, in cui la convenienza del piano sia contestata dai creditori o da qualunque altro interessato, il giudice lo omologa comunque se ritiene che dalla sua esecuzione il credito possa essere soddisfatto in misura non inferiore all’alternativa liquidatoria.

L’assenza del voto dei creditori

La caratteristica principale del piano del consumatore è che non è necessario il consenso della maggioranza dei creditori perché esso sia accettato dal giudice.

Gli effetti dell’omologazione

Quando il piano del consumatore è omologato, i creditori con causa o titolo anteriore non possono iniziare o proseguire azioni esecutive né azioni cautelari e non possono acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.

Rimangono tuttavia impregiudicati i diritti dei creditori dei coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso.

La procedura di liquidazione

La Legge n. 3/2012 prevede agli artt. 14­ter e seguenti la possibilità per il debitore di chiedere la liquidazione dei propri beni, fatti salvi naturalmente quelli previsti dalla legge come impignorabili.

Il debitore può accedere alla procedura di liquidazione anche se: 1) è soggetto ad altre procedure concorsuali rispetto a quelle necessarie per accedere all’Accordo di composizione della crisi e al Piano del consumatore; 2) ha fatto ricorso nei cinque anni precedenti all’Accordo di composizione della crisi e al Piano del consumatore.

Il debitore, a mezzo del proprio avvocato, propone al giudice competente una istanza a cui occorre allegare una completa elencazione dei creditori nonché dei relativi crediti da questi vantati, un inventario di tutti i propri beni ed una relazione particolareggiata dell’Organismo di composizione della crisi (anche detto O.C.C.) che deve focalizzarsi principalmente sull’indicazione delle cause dell’indebitamento, sulle ragioni per le quali il debitore non è in grado di adempiere le obbligazioni assunte, sul giudizio di completezza e attendibilità dei documenti allegati che devono essere pertanto idonei a permettere la ricostruzione della situazione economico­patrimoniale del debitore.

Qualora la domanda soddisfi tutti i requisiti, il giudice provvede a nominare un liquidatore, dispone che non possano essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive con riferimento al patrimonio oggetto di liquidazione da parte dei creditori (cosiddetta inibitoria), ordina la consegna o il rilascio di detti beni, a meno che, per comprovate ragioni di urgenza, non consenta al debitore un temporaneo utilizzo degli stessi.

Il liquidatore forma l’inventario dei beni e, una volta comunicato ai creditori la possibilità di prendere parte alla liquidazione, procede alla formazione del passivo. In assenza di contestazioni, entro trenta giorni dalla formazione dell’inventario, elabora un programma di liquidazione che deposita in cancelleria.

Il liquidatore provvede quindi a compiere tutti gli atti idonei a dismettere il patrimonio ed il giudice, una volta accertata la completa esecuzione del programma, dichiara con decreto la chiusura della procedura.

Esaurito l’iter descritto, il debitore è finalmente esdebitato, cioè è liberato dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti, previa istanza da depositarsi entro l’anno successivo alla chiusura della liquidazione.

Il beneficio di questo importante istituto è però subordinato al rispetto da parte del debitore di alcune condizioni di “meritevolezza”, ovvero non aver intralciato o ritardato in alcun modo lo svolgimento della procedura, non aver beneficiato negli otto anni precedenti la domanda di liquidazione di altra esdebitazone, non aver riportato condanne penali per uno dei reati previsti dall’art. 16 della Legge n. 3/2012.